Valeriani di Hammer “Birraio dell’anno”: le ragioni di un successo

Marco Valeriani orgoglio nazionale. Così qualche mese fa su Facebook Manuele Colonna, il publican più citato d’Italia. Ed è forse lì che può essere ricercata la chiave del successo del birrificio orobico Hammer e del suo “alchimista” brianzolo nell’edizione 2016 del premio “Birraio dell’anno“. Non certo nel commento in sè del Colonna, quanto nella “percezione” e nell’apprezzamento diffuso di un brand da parte della scena più difficile, ambita ed esigente del panorama brassicolo nazionale, quella capitolina.

Marco Valeriani Hammer Birraio dell'anno

Insomma, se un artigiano bergamasco è riuscito in poco meno di due anni nell’impresa, la conquista di Roma, un motivo ci sarà. La capitale detta tendenze, ha la concentrazione più alta a livello nazionale di locali e beershop e la sua sfera d’influenza va ben al di là del famigerato Grande raccordo anulare. Lì Hammer è stato capace di sfondare, sia in termini commerciali che di “fama”: è un po’ come se, puntando alle Olimpiadi, un atleta si classificasse alle eliminatorie demolendo un record del mondo… si parte in discesa.

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Ma il Cupolone è solo l’esempio maggiormente emblematico di una capacità di penetrazione diffusa a tutto tondo, che se è causa indiretta delle fortune fiorentine del birrificio nella misura in cui l’ha reso immediatamente percepibile agli addetti ai lavori chiamati in giuria al “Birraio dell’anno”, in realtà è soprattutto conseguenza diretta di una qualità a livello di produzione che rappresenta il vero punto di forza del birrificio. Se Hammer è ormai un brand riconosciuto lo si deve alla capacità certosina di Marco Valeriani di sfornare prodotti di carattere, immediatamente identificabili, ma comunque di estremo equilibrio.

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Marco Valeriani

E il premio assegnato da Fermento Birra domenica a Firenze – che tende a valutare la bravura tecnica del birraio nel suo complesso, la sua filosofia, la costanza qualitativa dei prodotti – non potrà che amplifcare ulteriormente la popolarità del brand. Insomma, una vittoria personale per Valeriani (che in ogni caso non è affatto un outsider e aveva già guadagnato posizioni a colpi di premi con le sue creazioni in quel di Carate Brianza, in casa Menaresta), ma al tempo stesso anche una vittoria della realtà artigianale figlia dell’audacia visionaria di Fausto Brigati e del fratello Roberto, che non si sono accontentati – come la gran parte – di partire in sordina, ma hanno messo in piedi una vera e propria fabbrica, dai volumi importanti oltre alla qualità.

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Fausto Brigati

E’ stata un’emozione immensa“, ha commentato a caldo Fausto Brigati dopo il galà fiorentino che ha visto Valeriani precedere sul podio il “vicino di casa” Emanuele Longo del Birrificio Lariano (le due realtà distanomeno di dieci chilometri) e uno dei favoriti alla vigilia, Alessio “Allo” Gatti di Canediguerra. A Villa d’Adda, piccolo Comune dell’estremo Ovest bergamasco, ci speravano, ma senza dirlo troppo in giro. Anche perché ancora “bruciava” il fatto di non aver portato a casa neppure una medaglia lo scorso anno a Rimini: si vedrà fra un mesetto cosa succederà nell’edizione 2017 del premio “Birra dell’anno” di Unionbirrai, alla quale gli orobici approderanno con un “peso” decisamente differente.

birranotizie-birrificio-birra-hammerValeriani “mago delle ipa“, sì. Quando dici Hammer il pensiero va immediatamente a birre luppolate “all’americana” (l’ammiraglia “Wave runner” è la ipa standard di punta, la double ipa “Killer queen” è il “pezzo da novanta”, ma ci sono anche la profumata amber ale “Spring“, la apa “Riverside“, la neonata session ipa “Mini” e soprattutto l’iperspaziale pacific ipa “Koral“, chiodo fisso del momento per chi scrive), anche se il birraio originario di Meda e oggi di stanza a Seregno, in Brianza, ha appena sfornato pure un’istrionica hoppy saison (la “Deville“) e soprattutto sta sviluppando una linea di “scure” importante, con una porter (“Bulk“), un’imperial stout (“Daarbulah“), una black ipa (“Black Queen“) e di recente anche una notevole imperial dark ale sperimentale (ancora senza nome) che meriterebbe anch’essa di entrare a pieno titolo in produzione.

Di Hammer abbiamo già più volte scritto. Per chi vuol saperne di più:

Qui il primo artcolo di presentazione del febbraio 2015, a un mese dall’avvio della nuova avventura:

“Hammer”, la nuova sfida di Marco Valeriani

E qui la prima volta in cui l’impianto di Villa d’Adda ha aperto le porte al pubblico nella primavera dello stesso anno:

Il birrificio bergamasco Hammer ha aperto per la prima volta sabato le porte al pubblico

La svolta di Hammer: le artigianali dicono addio alla rifermentazione in bottiglia

Infine qui il pezzo più recente, un’intervista “a cuore aperto” a Fausto Brigati dopo la conquista dell’alloro di Ratebeer come birrificio italiano emergente:

Birra, è l’orobico Hammer il birrificio emergente dell’anno

La classifica

Ad ogni modo, ricapitolando la classifica del premio targato Fermento Birra (network che è al contempo portale d’informazione, magazine, oltre che fucina di eventi e corsi), il dato più evidente, sul quale si sono anche concentrati tanti commenti, è la manbassa fatta dai lombardi, cinque su sei nelle prime posizioni. Vero che sul suolo lombardo vi sia la più alta concentrazione di produttori a livello nazionale, ma anche il centro-sud non ha sfigurato sul fronte degli emergenti, delineando un possibile bilanciamento di forze all’orizzonte.
Classifica Birraio dell’anno 2016

1° Marco Valeriani del birrificio Hammer di Villa D’Adda (BG)
2° Emanuele Longo del Birrificio Lariano di Dolzago (LC)
3° Alessio Gatti del birrificio Canediguerra di Alessandria
4° Agostino Arioli del Birrificio Italiano di Limido Comasco (CO)
5° Luigi D’Amelio del birrificio Extraomnes di Marnate (VA)
6° Pietro Fontana del birrificio Birra del Carrobiolo (MB)
7° Luana Meola e Luca Maestrini del birrificio Birra Perugia di Perugia
8° Alessio Selvaggio del birrificio Croce di Malto di Trecate (NO)
9° Josif Vezzoli del birrificio Birra Elvo di Graglia (BI)
10° Bruno Carilli del Birrificio Toccalmatto di Fidenza (PR)
11° Valter Loverier del birrificio Loverbeer di Marentino (TO)
12° Nicola Perra del birrificio Barley di Maracalagonis (CA)
13° Matteo Pomposini e Cecilia Scisciani del birrificio MC77 di Serrapetrona (MC)
14° Riccardo Franzosi del Birrificio Montegioco di Montegioco (AL)
15° Luigi Recchiuti del birrificio Opperbacco di Notaresco (TE)
16° Fabio Brocca del Birrificio Lambrate di Milano
17° Pietro Di Pilato del birrificio Brewfist di Codogno (LO)
18° Lorenzo Guarino del Birrificio Rurale di Desio (MB)
19° Andrea Dell’Olmo del birrificio Vento Forte di Bracciano (RM)
20° Mauro e Oreste Salaorni del birrificio Mastino di San Martino Buon Albergo (VR)

Classifica Birraio Emergente 2016

1° Conor Gallagher Deeks del birrificio Hilltop di Bassano Romano (VT)
2° Marco Ruffa del birrificio CR/AK di Campodarsego (PD)
3° Luciano Landolfi del birrificio Eastside di Latina
4° Flaviano Brandi del birrificio Bibibir di Castellalto (TE)
5° Michele Solimando del birrificio Ebers di Foggia

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