Birra Perugia: la rivincita del “Birrificio dell’anno” sul “Birraio dell’anno”

Io dico quello che penso“. E’ una che parla chiaro, Luana Meola. Lo si è capito benissimo, esattamente due martedì fa, al Baladin Milano, tappa che la stratega della Fabbrica della Birra Perugia ha tatticamente infilato lungo il percorso d’avvicinamento a Norimberga, dove il giorno dopo ha rastrellato ben due medaglie d’oro all’European Beer Star 2016.

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Alla vigilia del riconoscimento continentale, la birraia più famosa d’Italia s’è prestata volentieri come “cavia” per la consueta chiacchierata mensile “In salotto col birraio” nel locale meneghino di Teo Musso. E, intervistata da Alessio Franzoso, s’è concessa anche il lusso di levarsi dalla scarpa un sassolino… non proprio di piccolissime dimensioni.

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Nel mirino dell’artigiana – che lo scorso febbraio, al “Beer Attraction” di Rimini (la più importante manifestazione nazionale dedicata alla birra, promossa dall’associazione di categoria Unionbirrai) ha sbaragliato il premio “Birra dell’anno” conquistando appunto il titolo di “Birrificio dell’anno” – è, infatti, finito il premio “Birraio dell’anno“, promosso annualmente dal network Fermento Birra (portale d’informazione, magazine, oltre che fucina di eventi e corsi).

Ci hanno detto che non potevamo partecipare – ha rivelato Luana Meola – Questo semplicemente perché… non eravamo sufficientemente conosciuti nei locali del Nord. Al massimo avremmo potuto partecipare come ‘emergenti’. Un mese dopo abbiamo vinto a Rimini, battendo per un punto proprio Baladin! Insomma, una bella rivincita: le birre valgono più dei nomi“.

Posto che, in effetti, la forza di “Birra dell’anno” – attraverso valutazioni alla cieca effettuate da un nutrito squadrone di giudici di livello – è quella di decretare senza sconti (o differenze fra teste di serie e outsider) la bontà di una birra in un preciso momento, va detto che il premio “Birraio dell’anno” intende invece valutare la bravura tecnica del birraio nel suo complesso, la sua filosofia, la costanza qualitativa dei prodotti. Una partita fra “big”, insomma, nel firmamento dei quali “Birra Perugia” oggi è oramai entrato di diritto.

Nel corso della serata la tatuatissima (fiori di luppolo sulla sua spalla) trentenne (“Ehi, mi danno vicina agli ‘anta’, ma ne ho solo 37!“), accompagnata da Luca Maestrini, che la affianca in produzione, ha ripercorso il proprio cammino professionale. Una storia che vi abbiamo già raccontato e che potete rileggere qui.

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