Birra vegana oppure no? Un archivio online per scoprirlo

Birra vegana oppure no? Un archivio online per scoprirlo

Birra vegana sempre più di moda: molte non lo sono, ma molte altre sì, anche se non lo sospettavate. Un archivio online vi aiuta a scoprire se una birra è vegana oppure no.

Birra vegana: che significa?

Sempre più trendy, tutti ormai sappiamo cos’è il cosiddetto “veganesimo”: vivere, in sostanza, senza ricorrere a risorse d’origine animale. E non solo per quanto riguarda l’alimentazione (pensiamo all’abbigliamento, ad esempio).

La dieta vegana è tuttavia l’aspetto dell’approccio vegan più conosciuto. Ma la birra può considerarsi “vegan friendly”? In teoria sì, essendo fatta di acqua, cereali e luppolo, perfettamente in linea anche con la famosa “Legge di purezza” emanata nel lontano 1516 da Guglielmo IV, duca di Baviera (“Niente deve essere usato od addizionato per produrre birra che non sia orzo, luppolo ed acqua”).

Birra vegana oppure no? Un archivio online per scoprirlo

Primo dubbio: e il lievito (che mezzo millennio fa non sapevano neppure esistesse)? Che cos’è, un animale? In realtà no, è classificato nel regno dei funghi, e quindi non è né un animale, né un vegetale. In ogni caso il discrimine, per i vegani, dovrebbe essere la presenza di un sistema nervoso sufficientemente sviluppato da consentire la percezione del dolore: per cui,in conclusione, nessuna pregiudiziale anche per il lievito.

Il problema è che in molti processi di produzione di birra, sia industriali che artigianali, vengono impiegate sostanze d’origine animale: si va dalla colla di pesce a chiarificanti assortiti derivati da altre gelatine animali, dalla caseina agli insetti usati come colorante, al lattosio e perfino a membrane o ossa animali. Insomma, “cruelty free” è il concetto centrale, ma la dieta vegana bandisce pure il miele.

Come faccio a capire se una birra è vegana?

Modiche quantità non finiscono in etichetta: è consentito. Quindi per stabilire con certezza se una birra è “vegan friendly” bisogna che sia il produttore a renderlo noto. E un sito internet americano ha costruito (anzi, sta via via costruendo) un archivio online con centinaia di marchi ed etichette di tutto il mondo, classificandole su tre semplici e intuitivi livelli di “veganità”: semaforo rosso (sicuramente non vegan friendly), verde (sicuramente sì) o giallo (impossibile stabilirlo).

Birra vegana Barnivore

Trovate tutti i marchi più conosciuti, dalle lager di massa industriali come Heineken o Carlsberg a etichette artigianali note (tipo Brewdog o Stone) e meno note. Il tutto diviso – volendo – anche per Paesi.

Birra vegana: e l’Italia?

In totale, sono ben 7487 i records. Per l’Italia, però, “schedati” solamente 33 fra marchi ed etichette. Si trova catalogata praticamente tutta la produzione Baladin, tutta la linea di Birra Antoniana e poco altro. Ci sono anche Birrificio del Ducato e Toccalmatto, ma per loro il semaforo è giallo, ecco perché:

“We do not use animal ingredients except isinglass for few beers that are not bottle conditioned.” [Unfortunately we can’t figure out which ones those are, so we’re marking this as unknown for now – can anyone help?] (Ducato)

“Qui in Toccalmatto produciamo molte nuove birre a cadenza mensile. Capita quindi di usare miele, o agenti chiarificanti (cerchiamo di evitarli, ma le emergenze capitano) di origine animale. Non ci sentiamo quindi di poterci dichiarare idonei al 100% alle sue esigenze.

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