Birra Vale la Pena lancia RecuperAle fatta dai detenuti col pane in eccesso

Birra Vale la Pena e associazione Equoevento recuperano cibo e… persone.

“Un terzo del pane prodotto ogni giorno viene sprecato. Il 70% dei detenuti che sconta la pena solo in carcere torna a delinquere. E se non fosse sempre così?”

Birra Vale la Pena lancia “RecuperAle bread

L’idea è affascinante, davvero. Recuperare eccedenze giornaliere di pane (che altrimenti andrebbe sprecato) e trasformarle in birra. Processo che, come una macchina del tempo, fa correre la mente all’indietro di secoli, agli albori della storia della birra, quando fra Mesopotamia ed Egitto i primi vagiti della birra nascevano dalla fermentazione di pane inzuppato d’acqua, innescata da lieviti naturalmente presenti nell’aria.

Un percorso di inclusione dei detenuti

E fin qui, poesia brassicola. Ma non è finita, perché se ci aggiungete anche un altro ingrediente, il fatto che artefici della trasformazione “alchemica” siano detenuti che in questo modo possono impiegare al meglio il loro tempo quotidiano e magari trovare anche un percorso virtuoso quando le sbarre saranno un ricordo, allora è l’apoteosi.

Semi di Libertà ed EquoEvento

L’idea è del vulcanico Paolo Strano, presidente della Onlus Semi di Libertà, e del team di Birra Vale la Pena, percorso professionalizzante di inclusione dei detenuti che per la sua particolarità ha già saputo tante volte conquistarsi la ribalta nazionale. In questo caso si aggiunge anche EquoEvento, associazione che recupera il cibo in eccesso dagli eventi e lo destina agli enti caritatevoli.

Un matrimonio perfetto

E infatti lo slogan della nuova creatura, che non poteva che chiamarsi “RecuperAle” (Ale è il termine che indica più generalmente birre ad alta fermentazione, protagonista di tanti giochi di parole sulle etichette), è proprio “La birra che recupera cibo e persone“. Cibo e persone che si possono, anzi che VANNO recuperati.

Anche grazie al vostro aiuto e a una progetto di crowfunding d’appoggio che sta, infatti, prendendo piede: già 500 gli euro raccolti su un target di 6mila, quando mancano ancora 21 giorni di campagna. Infatti l’obiettivo è affittare per la RecuperAle un nuovo impianto ad hoc (quello esistente è già full per la linea Vale la Pena).

Per la prima cotta pilota da 1800 litri sono stati utilizzati 35 kg di pane che, altrimenti, sarebbero finiti in pattumiera e che potrebbero arrivare fino a 50 kg

La partenza nel settembre 2014

“Mr. Baladin” Teo Musso, Giampaolo Sangiorgi del Birrificio Lambrate di Milano, Leonardo di Vincenzo del reatino Birra del Borgo, Marco Meneghin (Revelation Cat e Birra Stavio), Valter Loverier del torinese Loverbeer, Orazio Laudi (del viterbese Birrificio Turan), Elio Miceli del romano Birrificio Boa, Manuele Colonna del locale capitolino “Ma che siete venuti a fà”, dulcis in fundo Agostino Arioli del comasco Birrificio Italiano.

Questo il “Dream team” di birrai e professionisti del settore che, insieme all’allora Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, nel settembre del 2014, aveva tenuto a battesimo il microbirrificio creato all’interno dell’Istituto agrario ‘Emilio Sereni’ di Roma per studenti, ma anche detenuti del carcere di Rebibbia.

Anche Luigi “Schigi” D’Amelio, birraio di Extraomnes, era stato protagonista di una cotta dimostrativa qualche mese dopo. Progenitrici dell’ultima nata RecuperAle erano state inizialmente le etichette “Er fine pena”, “A piede libero” e “Fa er bravo”.

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